Anna - sorride maliziosamente mentre mi domanda-: ma, senti perchè hai messo il tuo numero di telefono nella mia borsa della palestra?
io -distaccato-: per sottrarti al pubblico ludibrio!
lei: ...
penso : azz mi sa che non era proprio la risposta che si aspettava...
martedì 24 marzo 2009
giovedì 19 marzo 2009
giovedì 12 marzo 2009
sapete cosa? è che ci ho (si ci ho come gli ignoranti) voglia di comunicare, scrivere ma non la voglia di mettermi a pensare. le mani fremono, vogliono raccontare storie e pezzi di questa mia vita, seghe mentali e l'ultimo strano emozionante diverso sensuale sintetico amicale viaggio.
solo che non lo farò in quanto ogni cosa che vorrei raccontare sarebbe troppo lunga e non ho il tempo di scriverne e quasi forse neppure di pensarle.
e allora in questi casi passo dalla scrittura alle semplici parole: l'oralità, un altro dei miei palcoscenici preferiti. anzi direi che il mio debutto come autore di me stesso è avvenuto proprio nei racconti verbali i quali mi salvavano da molte situazioni sgradevoli. mi piaceva forse proprio per il loro gesto di getto senza potere leggere e correggere. scegliere di pancia e vaffanculo.
spessissimo capitava prima di qualche esame, quando tutti gli altri cuccioli universitari tremavano come delle foglie, che io dessi sfoggio a tutte la mia logorroicità!
sopratutto quando ero a casa dei miei nonni forse per distogliere i nostri silenzi dai loro mali dal loro incessante avvicinarsi alla fine.
ne ho persi 2 su 4, gli uomini, in tempi e con modalità doverse. sono una persona che vede la morte come parte della vita e anche se ho sofferto parecchio per la dipartita del nonno materno, non sono sempre a pensarci e a ripetermi "ma se fosse però andata così".
come sempre non sono andato a parare da nessuna parte ma a ventisette anni scopri lati della vita che per molto tempo restano nascosti, magari a quaranta capirò i miei discorsi.
solo che non lo farò in quanto ogni cosa che vorrei raccontare sarebbe troppo lunga e non ho il tempo di scriverne e quasi forse neppure di pensarle.
e allora in questi casi passo dalla scrittura alle semplici parole: l'oralità, un altro dei miei palcoscenici preferiti. anzi direi che il mio debutto come autore di me stesso è avvenuto proprio nei racconti verbali i quali mi salvavano da molte situazioni sgradevoli. mi piaceva forse proprio per il loro gesto di getto senza potere leggere e correggere. scegliere di pancia e vaffanculo.
spessissimo capitava prima di qualche esame, quando tutti gli altri cuccioli universitari tremavano come delle foglie, che io dessi sfoggio a tutte la mia logorroicità!
sopratutto quando ero a casa dei miei nonni forse per distogliere i nostri silenzi dai loro mali dal loro incessante avvicinarsi alla fine.
ne ho persi 2 su 4, gli uomini, in tempi e con modalità doverse. sono una persona che vede la morte come parte della vita e anche se ho sofferto parecchio per la dipartita del nonno materno, non sono sempre a pensarci e a ripetermi "ma se fosse però andata così".
come sempre non sono andato a parare da nessuna parte ma a ventisette anni scopri lati della vita che per molto tempo restano nascosti, magari a quaranta capirò i miei discorsi.
martedì 10 marzo 2009
nel milleottocentonovantacinque G. Le Bon (1841-1931) dava alle stampe il suo sunto "psicologia delle folle", il primo trattato di psicologia ove le masse non venivano viste come un agglomerato di persone, ma bensì come un tutt'uno. conseguentemente, le dinamiche che si sviluppavano all'interno delle folle erano da considerarsi differenti rispetto a se si fosse considerato il singolo, per cui poteva accadere che l'individuo cedesse la propria personalità alla massa rinunciando alla propria attività critica. questo è il grossolano sunto del testo, o almeno la parte che voglio citare.
e pur non ricordandone il nome, nè l'aspetto, ricordo il mio compagno di ginnasio che raccontava di come andando in curva allo stadio, anche se eri scarsamente interessato come lo era lui, ad un certo punto ti prende la cupida canendi, che a volte, purtroppo, si trasforma in una cupida delendi.
questo per dire che ultimamente lo stadio lo frequento spesso.
e tuttavia, pur non essendo io un tifoso professionista, ad un certo punto ero la e mi sono messo a saltare e battere le mani con tutti gli altri.
è che lì ti prende.
quando sei circondato da altre 5000 persone che tutte battono le mani, i piedi, uniscono le loro voci e innalzano un solo coro, è inutile che provi a resistere, rimandi solo il momento in cui inizi a divertirti!
e alloraaaaaaaaaaaaaaa....su le mani!!! su le maaaaaniiiiiiiiiiiii!!!!
lunedì 9 marzo 2009
Riflessioni Notturne
Parole, cosa sono le parole se non simboli morti; mezzi con i quali cerchiamo disperatamente di trascendere il nostro corpo per giungere in un altro e lasciarvi un segno. Io desidero ardentemente entrare nelle persone lasciando e prendendo ricordi, emozioni, pensieri. Ho sete di sapere e ripudio per queste obbligazioni che sono significati nelle lettere.
p.k.
p.k.
Un'altra giornata trascorsa nel nulla. I minuti, le ore... cazzo.. i giorni passano troppo veloci. "è che ti diverti amico mio, se non dovessi lavorare il mondo andrebbe veloce anche per me" dice Tom, divertirmi? Magari! Questa mattina mi son trascinato davanti allo specchio con buoni propositi: farmi la barba, pulirmi e uscire. Per andar dove non lo so, forse lontano da questa sterile casa. Odio i luoghi affollati ma odio ancora di più il silenzio sopratutto se interrotto dal molesto camminare della donna delle pulizie e dello strombazzare della sua aspirapolvere.
Feltrinelli. Ecco sì questa è una cosa che amo, esser circondato da parole; parole scritte ferme anche dopo anni sai di poterle ritrovare; identiche..forse solo un pò inpolverate, forse con un lieve significato diverso ma perchè Tu sei cambiato e non loro. Nere su Bianco. Anche io vorrei essere Nero su Bianco. Forse l'ho anche sognato un giorno. Potrei azzardare a raccontarvelo?!
Magari un'altra volta.
Più scrivo più mi accorgo di essere sconclusionato. ma dopotutto "Siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i sogni"* e io per voi sarò evanescente irrazionale, irragionevole, insensato, inconcepibile, impossibile, inammissibile, incoerente, incongruente, contraddittorio, inconguo, paradossale, stravagante, sciocco, folle, PAZZESCO
*(Prospero ne La Tempesta, W. Shakespeare)
Feltrinelli. Ecco sì questa è una cosa che amo, esser circondato da parole; parole scritte ferme anche dopo anni sai di poterle ritrovare; identiche..forse solo un pò inpolverate, forse con un lieve significato diverso ma perchè Tu sei cambiato e non loro. Nere su Bianco. Anche io vorrei essere Nero su Bianco. Forse l'ho anche sognato un giorno. Potrei azzardare a raccontarvelo?!
Magari un'altra volta.
Più scrivo più mi accorgo di essere sconclusionato. ma dopotutto "Siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i sogni"* e io per voi sarò evanescente irrazionale, irragionevole, insensato, inconcepibile, impossibile, inammissibile, incoerente, incongruente, contraddittorio, inconguo, paradossale, stravagante, sciocco, folle, PAZZESCO
*(Prospero ne La Tempesta, W. Shakespeare)
sabato 7 marzo 2009
Rinascita
Rinascere spesso, anzi non vedo altro modo, prevede una morte.
La mia è avvenuta il 29 novembre 2008 alle 14.35 minuti, i dottori hanno preferito non indicare i secondi.
Ora è il 7 Marzo, sono le 15.03 minuti (per par condicio creditorum con i dottori non sarò più specifico nell'ora) e posso dire di esser rinato, anche se in realtà è successo un bel pò di tempo fa.
No. Non sono Cristo, come vedete ci ho impiegato più di 3 giorni. E' stato un lungo sonno, lo chiamano "coma" io personalmente preferisco chiamarla morte, perchè di fatto non esisti. Il tuo corpo sì, come in una bara, è immobile la tua mente vaga e tutto è nero. Ma non son qui per parlare di quello che fù.
Riverisco.
Prof. Keating
La mia è avvenuta il 29 novembre 2008 alle 14.35 minuti, i dottori hanno preferito non indicare i secondi.
Ora è il 7 Marzo, sono le 15.03 minuti (per par condicio creditorum con i dottori non sarò più specifico nell'ora) e posso dire di esser rinato, anche se in realtà è successo un bel pò di tempo fa.
No. Non sono Cristo, come vedete ci ho impiegato più di 3 giorni. E' stato un lungo sonno, lo chiamano "coma" io personalmente preferisco chiamarla morte, perchè di fatto non esisti. Il tuo corpo sì, come in una bara, è immobile la tua mente vaga e tutto è nero. Ma non son qui per parlare di quello che fù.
Riverisco.
Prof. Keating
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