sapete cosa? è che ci ho (si ci ho come gli ignoranti) voglia di comunicare, scrivere ma non la voglia di mettermi a pensare. le mani fremono, vogliono raccontare storie e pezzi di questa mia vita, seghe mentali e l'ultimo strano emozionante diverso sensuale sintetico amicale viaggio.
solo che non lo farò in quanto ogni cosa che vorrei raccontare sarebbe troppo lunga e non ho il tempo di scriverne e quasi forse neppure di pensarle.
e allora in questi casi passo dalla scrittura alle semplici parole: l'oralità, un altro dei miei palcoscenici preferiti. anzi direi che il mio debutto come autore di me stesso è avvenuto proprio nei racconti verbali i quali mi salvavano da molte situazioni sgradevoli. mi piaceva forse proprio per il loro gesto di getto senza potere leggere e correggere. scegliere di pancia e vaffanculo.
spessissimo capitava prima di qualche esame, quando tutti gli altri cuccioli universitari tremavano come delle foglie, che io dessi sfoggio a tutte la mia logorroicità!
sopratutto quando ero a casa dei miei nonni forse per distogliere i nostri silenzi dai loro mali dal loro incessante avvicinarsi alla fine.
ne ho persi 2 su 4, gli uomini, in tempi e con modalità doverse. sono una persona che vede la morte come parte della vita e anche se ho sofferto parecchio per la dipartita del nonno materno, non sono sempre a pensarci e a ripetermi "ma se fosse però andata così".
come sempre non sono andato a parare da nessuna parte ma a ventisette anni scopri lati della vita che per molto tempo restano nascosti, magari a quaranta capirò i miei discorsi.
giovedì 12 marzo 2009
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succede anche a me d'aver voglia di scrivere senza aver voglia di pensare a cosa.
RispondiEliminae mi piace quando blatero e non vado a parare da nessuna parte, almeno apparentemente.
la citazione di Melville l'ho messa io.
ossequi*
Ciao...
RispondiEliminaabbiamo la stessa età e forse la stessa logorrea...e domani sará un anno dalla perdita di mio nono paterno...
Le attese degli esami universitari e le scene patetiche a cui ho assistito mi hanno fatto
1.pentire di aver fatto l'università o aver scelto quel corso di laurea;
2.conseguire la laurea in fretta, anche se in lieve fuoricorso (colpa di una tesi infinita);
3.denominare quel periodo come l'OSCURANTISMO e ricordarlo molto poco.
A presto!
preferisco battermi contro mille colonne, ma anche ben altro se questo vuol dire vivere...
RispondiEliminacomunque devo dire che evadere non è mai male e perdersi nemmeno!!!!
magari devi chiederti se tu vuoi tornare in te!
RispondiEliminachissà!
allora meglio così
RispondiEliminanon conoscerci, forse resteremmo troppo sorpresi, o scandalizzati
o magari delusi, forse per lo più delusi!!
chissà...anche la nostra mente, il nostro pensiero, si prostituiscono, ma io li comprendo!!!
grazie per il complimento al nostro splendido calendario!!!
Buona settimana.
RispondiEliminaallora grazie in ritardo,piccolo uomo.
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